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Un sentiero fra gli stemmi - secondo volume

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Questo secondo volume di Un sentiero tra gli stemmi, sui vescovi della Diocesi di Crotone, analizza il periodo storico che va dagli inizi della dominazione spagnola, o del Vicereame (1503), fino alla salita al trono di Carlo III di Borbone (1730 ca.). Per quanto riguarda l'aspetto ecclesiastico il libro si sofferma sulla Riforma post-tridentina nella diocesi di Crotone, sfiorando l'opera vigorosa di Monsignor Gaetano Costa (1723-1753), il cui episcopato sta a cavallo tra gli ultimi eventi del dominio spagnolo in Campania, Puglia, Lucania, Calabria, Sicilia e Sardegna e l'ascesa dei Borboni sul trono regno detto delle Due Sicilie. È di fondamentale importanza comprendere l'influenza del così detto "privilegio carolino" a cui è dedicata la nota esplicativa previa. in alcune pagine riguardanti i profili dei Vescovi, la ricerca potrà dare l'impressione di un'analisi impietosa dei fatti che hanno caratterizzato la vita di questa Diocesi, che per quanto periferica, era ritenuta molto importante già da Carlo V, se la nomina del futuro vescovo volle fosse riservata alla corona spagnola: «ad nominationem Regis Catholici».

Pertanto, se si vuole rintracciare il senso profondo degli avvenimenti ecclesiastici successivi alla nomina del Presule, che appare talvolta absit infuria verbis! ? come la longa manus del Viceré piuttosto che il pastore descritto nella prima lettera di san Pietro Apostolo, unito non solo operativamente al Pontefice di Roma (il «primatum tenens charitatis» di cui diceva San Cipriano) occorre andare oltre la superficie esterna degli eventi. D'altra parte, ciò non toglie che i singoli vescovi, per santità di vita personale, formazione dottrinale teologica, morale e giuridica sembrano spesso sottrarsi a questo asfissiante vassallaggio, anche a costo di apparire "ribelli" o, per dirla con un termine apparentemente meno incisivo, non organici al potere politico dominante. Da questa "sudditanza" derivano anche privilegi, che garantiscono uno status sociale elevato adeguato al proprio ruolo.

Certamente l'appartenenza a famiglie nobili o agiate costituiva un titolo per l'avvio ad una brillante carriera, negli studi e nelle cariche ecclesiastiche. Sia tra i candidati spagnoli che tra i regnicoli, molti provenivano dagli Ordini Religiosi, e ognuno rifletteva la sua formazione anche nell'attività pastorale. La presenza a Crotone di 5 monasteri maschili e di un monastero femminile (Santa Chiara) ne è la conferma. L'obbligo conciliare della Relazione triennale sullo stato della Diocesi e della Visita ad Limina fornisce una miniera di notizie a cui at-tingere per cogliere in qualche modo, anche se con beneficio di inventario, la realtà diocesana. L'uso dello strumento sinodale è un altro pilastro della Riforma post-tridentina. Purtroppo non esistono gli atti dei sinodi precedenti quello di Fra Gaetano Costa, che sarà oggetto di studio all'inizio della terza parte di questo lungo percorso nella sto-ria della Diocesi di Crotone.

Quello di cui ci siamo occupati sinora è un percorso estremamente complesso, arduo e talvolta doloroso, forse incomprensibile se non inaccettabile per la nostra mentalità post-con-ciliare (nel senso di Concilio Vaticano II) e post-moderna. Ma la conoscenza dei luoghi e dei tempi passati aiuta a comprendere meglio il presente e a evitarne gli errori, le scelte sbagliate antievangeliche sia da parte dei vescovi sia da parte dei presbiteri, diaconi, religiosi e laici impegnati nelle attività pastorali e nell'animazione cristiana delle realtà temporali, dei cristiani della soglia e dei lontani. Un invito finale: anche di fronte al peggio del peggio non lasciarsi impressionare dalle pagine oscure, ma saper discernere il grano dalla pula!

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