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Tra le storie e la gente dei PAESI SILANI

Vi sarete chiesti perché alcuni anni della nostra vita si ricordano più facilmente, a differenza di altri che sembrano essere caduti nell'oblio. Non si tratta sempre di un processo psicologico di rimozione, ma forse più semplicemente di una specie di pregnaza percettiva, per cui sull'opaco sfondo degli avvenimenti alcune date emergono più chiare, assumendo contorni di figure ben precise, liete o tristi, gratificanti o frustranti, da ricordare. Alcuni anni contengono delle date che assumono un particolare significato, per noi e per il gruppo sociale in cui siamo inseriti. segnano una meta raggiunta, evocano la perdita dolorosa di una persona cara.
1962-1973-1985. Il primo mi ricorda la data dell'ordinazione presbiteriale. il secondo l'inizio di una decennale esperienza pastorale nel Centro Diocesano di Crotone. Ma l'anno 1985 è stato per me un anno particolare, quasi di svolta, difficile a dimenticarsi. La perdita di mia madre, l'abbandono dell'insegnamento nelle scuole pubbliche, il trasferimento dalla nuova parrocchia di san Paolo in Crotone a quella di Savelli.
Gioie e amarezze, avvenimenti apparentemente ordinari ma sempre accompagnati da risvolti dolorosi che possono far sorgere quel taedium vitae di cui parla il grande poeta latino.
Ma il 1985 include la data del 14 settembre, una data particolarmente gradita per l'iscrizione all'Albo dei Giornalisti come pubblicista. Un'assidua ed impegnativa collaborazione a Il Crotonese e ad altre testate. Centinaia di "pezzi" sia nella fase precedente all'iscrizione e ancor più nel decennio successivo. La direzione dell'Ufficio Stampa Diocesano, la ripresa delle pubblicazioni della rivista trimestrale Il Cammino, la direzione di Buongiorno Cosenza, la stampa di alcuni libri come quello sui Sinodi, su Mons. Pietro Raimondi, sul Carmelo di Capo Colonna, su Savelli e la sua Jiesulella, sui vent'anni di episcopato di Mons. Giuseppe Agostino, sulla Montagna savellese hanno contribuito, insieme alle altre attività pastorali parrocchiali e diocesane, a far volar via anche le ore più uggiose delle giornate invernali.
Ma giornali e riviste finiscono prima o poi nella spazzatura, se si esclude la premura di una sparuta minoranza che ne raccoglie e rilega i numeri trasformandoli in volumi, perché convinta che anche attraverso di essi, si registra la storia di un comprensorio, di una città, di una comunità piccola o grande che sia. Ma per il giornalista pubblicista, ancor più per quello professionista, é difficile, se non impossibile, non solo raccogliere, ma ricordare tutto quello che scrive, salvo conservare i dischetti in un archivio informatico, specie "i pezzi" di cronaca. E se, sfogliando i numeri arretrati e ingialliti di un quotidiano o di un settimanale, si rilegge quanto si è scritto, la reazione interiore è ambivalente. Molti di quei pezzi, riletti a distanza, fanno sorridere per la loro irrilevanza, altri conservano il loro significato a distanza di anni, diventando quasi simbolo e allegoria di fatti presenti e futuri, e rincresce constatarne la loro dispersione tra i fogli ingialliti della cronaca.
E' nato così il proposito di raccogliere un volume - per farne quasi omaggio agli amici lettori - secondo un approssimativo repertorio tematico, una parte degli articoli aventi riferimento alla vita, ai luoghi, alle cose, alla gente dei Paesi Silani, in mezzo alla quale dal 1985 sto vivendo.
L'Altopiano Silano - con i suoi paesi disseminati sulle falde della Pre-Sila e della Sila Ionica (Sila Grande), della Sila Piccola e della Sila Greca, offre un peculiare impatto con luoghi e persone, che ti segna dentro. D'altronde il territorio silano è una realtà apparentemente omogenea ma segnata da grandi diversità che può essere colta solo dall'interno. Ogni paese ha una sua storia. Bisognerebbe starci dentro per capire. In centinaia di articoli, più o meno brevi, ho cercato di descrivere, come hanno fatto tanti altri colleghi corrispondenti dai paesi silani, basti ricordare Saverio Basile per citarne qualcuno, fatti e problemi della gente silana, costretta a vivere la perifericità delle autorità regionali e statali salvo in periodo elettorale.
Solo quando monta la protesta, si accendono i riflettori delle TV e della grande stampa, e solo allora, la voce dell'inviato speciale prende il sopravvento sull'umile, assidua e preziosa... notizia del corrispondente. Poi quando i toni si abbassano e i riflettori si spengono egli rimane l'unico testimone di una realtà povera di stimoli rilevanti, ma pur sempre... ed eternamente umana.
La formazione della nuova provincia di Crotone ha costituito il fatto nuovo degli anni 90. Apre uno spiraglio di speranza, sebbene la mancata adesione di alcuni centri silani come San Giovanni in Fiore, Campana, Bocchigliero, Mndatoriccio, Cariati, Scala Coeli, Terravecchia, ecc. ne ridimensiona la portata innovativa ed unificatrice. L'Altopiano Silano resta perciò un'entità sovra-provinciale, e perciò né solo catanzarese, né solo cosentina, né solo crotonese, ma vi è un undeground culturale, religioso, linguistico, economico, ecc. che ne evidenzia la peculiarità. Proverbi, costumanze, ricorrenze che punteggino il ciclo dell'anno e della vita, ricchezze e miserie, strade tortuose, come le SS. 108 Bis-Ter che attraversano la Sila da un capo all'altro con un ridotto indice di percorribilità, costituiscono un denominatore comune che nessun limite amministrativo potrà abolire.
Scorrer queste pagine, sfrondando quanto vi è di "datato" e di caduco, potrà giovare agli amici vicini e lontani della Sila.
Sarebbe stato più completo il panorama, se fossi riuscito a stender un profilo di tutti i paesi silani, che si assomigliano ma differiscono tra loro per molti aspetti.
A me l'intima soddisfazione di avere strappato alla polvere alcuni "pezzi", frutto di riflessioni e di veglie notturne; all'Editore Demetrio Guzzardi la gratitudine per questa ennesima fatica; ai lettori l'invito a non scoraggiarsi davanti alle asperità di alcune pagine, che per il loro carattere di servizio giornalistico, non sempre rivestono i panni della prosa letteraria.
Potrà accadere che riferimenti a fatti e persone, provochino malumori e risentimenti, ma il diritto-dovere di informare, comporta anche questo rischio. L'importante che ciò non accada ledendo i diritti e la dignità della persona. D'altra parte eliminare nomi di luoghi e persone potrebbe sembrare un artificio letterario o una scappatoia nell'anonimato, che riduce i contorni del reale che il fatto di cronaca di per sé esprime.

Savelli 12 agostoo 1996

Pietro Pontieri

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