trasp
logo
trasp
space-menu Home Biografia Bibliografia Paesi campi scout Links Contatti space-menu
line_under_menu
trasp
trasp
santi_senza_big
box_bibliografia
trasp

Santi senz'aureola

Con affetto e commozione presento questo nuovo lavoro del caro don Pietro Pontieri, al quale esprimo stima ed apprezzamento. Egli rivela, in questo caleidoscopio presbiteriale, il suo cuore verso i suoi e i nostri confratelli, cogliendoli, come dirò, in alcune dimensioni che, ordinariamente, sfuggono. Sono piccoli flashes di umanità e narrazione, come rimbalzo interiore nel suo spirito dell'incontro o della conoscenza che egli ha avuto con queste figure sacerdotali, da ragazzo, seminarista o già presbitero. Questo lavoro merita particolare attenzione per la tipologia di narrazione che non è enfatica, aulica, ma immediata ed, in qualche caso da fioretto francescano. Sono, in fondo, dei quadri esistenziali, vitali ma più che opportuni per una storia da continuare a scrivere. Il lavoro di don Pietro è una carrellata, o se volete, un assaggio di pane buono.
Anzitutto mi è piaciuto il titolo: Santi senz'aureola ed il sottotitolo: Il tempo non cancelli la memoria. La sottigliezza spirituale dell'impianto sta nella considerazione che non è l'aureola che fa il santo. La vera santità è silenziosa, poco appariscente. Le fondamenta misteriose, vitali, della Chiesa santa sono i volti scarni di tante nostre mamme e papà, levigati dalla fatica e dalla pazienza del vivere, di tanti sofferenti dignitosi, di tanti emigrati mai smarritisi, si santi uomini e donne lineari nelle molteplici condizioni umane, di tanti martiri della mafia e del sopruso politico. Mi pare, d'intuire, nel lavoro di don Pietro, conoscitore della nostra terra di Calabria, che ogni prete che è fedele sulla trincea della sua missione, pur con tutti i limiti ineludibili, è rilevatore di un dono non da tutti colto, di una vita consumata nel sì sacrificale e nel servizio d'amore agli altri. Ogni prete che non evade il suo ministero è così un incarnato, sempre crocifisso, e per questo donatore di pace.
Sono una trentina di quadretti da incorniciare per il museo vivo delle amate Chiese di Santa Severina, Crotone, Cariati, ora diversamente organizzate dalla santa Sede. Un elemento che ho colto leggendo gli appunti del lavoro è stato che don Pietro che, pur intelligentemente, ha colto la valenza storica della riforma dei confini con il decreto Quo aptius si situa, diffusamente, all'inizio della sua appassionata esposizione, come figlio della sua gloriosa diocesi di cariati, e, verso la fine, si allarga all'area di Santa Severina e Crotone, E' un suo apprezzabile faro che parte da un punto madre, ma che si apre secondo la storia.
Rilevavo che l'elemento che dapprima colpisce è l'umanità dei preti. Ma non tanto l'umanità-condivisione, o compassione come quella del Signore Gesù, ma l'umanità come identità di ognuno. I santi non si vedono in serie. Ognuno è se stesso. Ognuno è una storia nella grande storia dell'umanità e della Chiesa. Ma, ognuno, ha i suoi gusti, le sue passioni, il suo stile. Incontrare i preti, così, non è incontrare, o meglio, vedere da lontano, una categoria, ma annotare la passionalità, l'estetica, la poetica e l'ambito della croce di ognuno. E' molto importante non categorizzare come modalità l'approccio con i preti ma saperli incontrare nei loro vezzi, nelle loro poetiche, nelle loro passioncelle e vederli così veramente fratelli in umanità che, per questo, possono condolere gli uomini ( Eb 5,2).
Scorrendo queste pagine s'incontrano tuttavia alcuni denominatori comuni che è bene sottolineare. Ogni prete, appunto perché vergine per il regno, è un affollato nella solitudine; ogni prete pur essendo un uomo universale non cessa di portare le passioni e le costrizioni della terra in cui s'incarna; ogni prete pur essendo l'uomo per l'eternità l'assapora nel suo momento storico. In questo senso l'apprezzato lavoro di don Pietro ci fa cogliere tanta santità nascosta, tanta passione per l'uomo e tanti condizionamenti ma, anche, forti esigenze nella nostra terra di Calabria.
Leggendo questo lavoro, mi sono commosso. Non potrò mai dimenticare i quasi venticinque anni di esercizio episcopale nelle terre del crotonese. Quasi tutte le figure presentate sono state da me conosciute. Ne ricordo il volto, ne contemplo il cuore, mi ritrovo nel tipo di racconto umanissimo ma profondo del caro don Pietro Pontieri. I preti contemplati non sono stati sempre capiti, non di rado sono stati contraddetti, ma rivelano tutti un fondo sacerdotale che commuove. Un prete che non è un braciere dentro è senza pathos, è un fallito. In tutte le figure presentate appare, pur se in gradi diversi, l'impianto cristico delle loro esistenze.
E' importante cogliere il momento storico che viene esaminato. Ecclesialmente appaiono gli schemi vitali anteriori al concilio ed il tentativo di camminare secondo lo Spirito manifestatosi nel grande evento del Vaticano II che si connotava e si connota come l'invocazione per comprendere gli umanesimi contemporanei, come la Chiesa deve evangelizzare in un mondo che cambia. Su questo punto è poco onesto chi non sa cogliere i preti pre-conciliari nella loro ricerca di linguaggi e nella difficoltà di ritrovarsi in scenari e proposte nuove oltre la formazione ricevuta e l'impianto della loro vita. Il libro di don Pietro Pontieri rivela questo transito.
A attraverso la lettura del lavoro che presento c'è poi un panorama storico sociale di un momento particolare: il transito dal latifondo alla riforma agraria, l'apertura della nostra terra al nuovo, tecnologico, scientifico, umanistico. C'è in filigrana la lettura politica dopo la caduta del fascismo e successivamente, di tanti sistemi ideologicamente immanentistici. Lo scontro avuto di tante dei nostri preti è mostrato da una parte come una difesa ad oltranza dei valori perenni del cristianesimo e dall'altra sono indicate alcune vie riaggreganti di una terra socialmente non organizzata. C'è così la storia delle Pie unioni, della Pontificia Opere Assistenza, ecc. ed appare, anche un'attenzione della Chiesa universale all'universo meridionale. Non poche delle figure presentate sono stati mandati come missionari: passionisti, frati minori, ed hanno saputo smuovere situazioni e, successivamente, incarnarsi, alcuni sino a poco tempo fa.<br> Come dicevo, mi sono commosso, perché ho rivisto figure e spazi del mio servizio episcopale nel crotonese. Nel mio cuore rimane la presenza dei molti confratelli che ho stimato e continuo ad apprezzare. Ho rivisto anche situazioni, luoghi da me conosciuti e vivi nel mio sguardo ambientale e storico.
Ringrazio don Pietro che ha sentito di cercarmi questa presentazione. Tutti conosciamo il suo carattere ed il suo stile. E' sincero senza mezzi termini, p un osservatore puntiglioso con l'occhio di chi ama la storia. Lo ringrazio perché si è voluto ricordare di me, come ultimo dei Pastori del periodo raccontato. lo ringrazio, anche, per avermi fatto pensare e pregare in qualche chicca, qua e là, sparsa che mostra, a suo giudizio, alcuni limiti del mio governo episcopale. Per me è sempre dinamicamente operante il farmi giudicare da Dio che solo vede il profondo. Comunque, esprimo gratitudine per questo suo lavoro, atto di amore per tanti preti e per la sua passione a farne memoria per costruire, leggendo il passato, la perenne novità di Cristo per un futuro di vita.

Mons. Giuseppe Agostino

trasp
trasp