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Santi sconosciuti del Crotonese

Questo florilegio di Santi sconosciuti del Crotonese segue di qualche mese la pubblicazione di Santi senz'aureola. E' nato quasi per caso; tempo fa il direttore de Il Crotonese Domenico Napoletano mi ha chiesto se avessi notizie su un Beato Pietro di origini crotonese. La mia risposta fu negativa perché effettivamente ero completamente all'oscuro di questa figura, ancor più perché si trattava di un beato detto tale dalla vox populi, ma senza un regolare processo canonico. Santità vissuta, santità percepita, santità proclamata: sebbene non vi sia una sostanziale distinzione da un punto di vista non solo formale, nella santità proclamata si coglie come specifico la grazia che offre la Chiesa, che a seguito di un accurato e rigorso processo con l'esame di alcuni miracoli operati per intercessione del santo, impegna la propria autorità a garanzia del tenore di vita cristiana vissuto in modo eroico dal beato o dal santo. Tuttavia bisogna notare che il dono dei miracoli che molti santi hanno avuto già in vita non ha relazione con la richiesta di alcuni miracoli nei gradi del processo canonico. Di per sé ciò che conta è il miracolo morale di una vita fedele al Vangelo, vissuta al servizio di Dio e del prossimo. E così partendo dai primi secoli, antecedenti l'Editto di Costantino, un vero filone di santi, molti dei quali non hanno lasciato traccia di sé, caratterizza le nostre comunità diocesane, parrocchiali, monastiche.
Purtroppo l'amo nesciri et pro nihilo reputari come scuola di umiltà proveniente dall'Imitazione di Cristo di Tommaso da Kempis, ha fatto scuola ed un malinteso nascondimento ha cancellato ogni segno esterno, ogni forma di visibilità. Ma la virtù anche silenziosa e nascosta, se c'è, se è autentica, come la viola nascosta tra le spine, emana intorno il suo profumo. Penso in particolare ad alcune istituzioni femminili di vita consacrata come il monastero di Santa Chiara a Crotone. Se si potesse indagare nei documenti di archivio su questo argomento sono sicuro che alcune luminose figure di sante donne potrebbero essere riscoperte; mi auguro che questo volumetto giovi al lettore, che apprezzerà l'intento e perdonerà le lacune. Un'avvertenza: volutamente alcune figure già note sono state trascurate. Fra queste il confessore abate San Nicodemo da Cirò a cui padre Giovanni Fiore da Cropani dedica ben quattro pagine della sua opera evidenziando che si tratta di una figura di primo piano del monachesimo basiliano alla pari di San Nilo da Rossano e che egli non ha fatto altro che attingere all'opera dell'abate D. Apollinare Agresta, Generale dei Basiliani.
Quanto alla miniera di notizie di cui questo opuscolo è una sintesi in alcuni profili o un'estensione per l'aggiunta di altri trovati altrove, l'opera del Fiore è fondamentale; queste pagine vogliono essere uno stimolo a pensare alla Chiesa in Calabria come direbbe il Manzoni nell'inno La Pentecoste: "Madre dei santi, immagine della Città suprema del sangue incorruttibile conservatrice eterna..."
Ma torniamo a questo libretto. Ricevuto l'imput, ho iniziato la ricerca e...chi cerca trova. Con mia grande sorpresa ho constatato che nelle nostre Chiese non sono mancati santi vescovi, santi preti, santi monaci, santi laici. Si tratta di saperli scoprire attingendo alle fonti della storia e delle tradizione, perché la santità come la poesia "rompe di mille secoli il silenzio".
Qualche tempo fa ho acquistato un libro antico, Della Calabria Illustrata di Giovanni Fiore da Cropani, pubblicato in 2 volumi dalla Stamperia di Domenico Roselli di Napoli, il primo del 1691 e il secondo nel 1743. Il costo rilevante dell'opera avrebbe scoraggiato chiunque, anche in considerazione del fatto che per chi avesse interesse a leggerla avrebbe potuto trovarla in una ristampa moderna ad un prezzo più accessibile. Ma la passione per il libro antico ha qualcosa d'inspiegabile come l'acquisto di un quadro d'autore. Con questi libri di solito, o abbastanza ponderosi o ridottissimi, bisogna spendere qualcosa di più dell'ordinario. Ma per il loro formato costa fatica... leggerli sino in fondo. E' quello che ho cercato di fare leggendo a tratti questa famosa opera del Fiore. Mi interessavano principalmente le parti riguardanti la storia delle Diocesi calabresi e in particolare quelle soppresse del Crotonese con decreto De utiliori del 1818, fra cui Umbriatico, di cui mi auguro di pubblicare la storia, non appena possibile.
Ma con mia grande sorpresa, passando al secondo tomo, parte prima De' Martiri, ecco comparire i tratti essenziali di santi calabresi dei quali non pochi originari del territorio della nostra Provincia e della nostra Arcidiocesi, alcuni già noti, altri del tutto sconosciuti: Sant'Antero papa, nativo di Petilia o di Belcastro, San Zaccaria papa di Santa Severina, San Policronio vescovo di Cerenzia, Beato Matteo vescovo di Cerenzia, Beato Gerolamo da Mesoraca, Beato Pietro da Belcastro, e tra gli altri beati francescani compare nel capitolo terzo, a pagina 91, il Beato Pierio, o Pietro di Calabria.

che fu uno de' Compagni del Serafico Patriarca, che portò nella Calabria l'Istituto dei Frati Minori. Per la sua vita santa fu eletto ministro provinciale ed esercitò il ministero con indicibile prudenza, zelo, e carità. Riposò nel Signore nella Città di Crotone, lasciando di sé fama non ordinaria di santità .

Sin qui, niente di straordinario, si potrebbe dire! Ma ciò che colpisce è ciò che segue e che ha davvero del sorprendente:

Il di lui corpo racchiuso in un feretro di marmo scaturì lungo tempo miracoloso liquore, con cui guarivansi diverse infermità. Una fonte di così prodigiose guarigioni non poteva mancare di essere tramandata, come hanno fatto Bartolomeo Pisano in Frati illustri della Provincia di Calabria, a pagina 2; Francesco Gonzaga del Beatissimo Ordine; Luca Wadingo tomo 4 Martirologio francescano die 19 octobris. Ma ciò che segue non fa certamente onore a noi Crotonesi se è vero che un nostro antenato amava tanto il suo cane da mancare di rispetto al beato Pietro. Infatti conclude il Fiore, con malcelata amarezza: ...né mai cessò il prodigio, se non dopo, che un mal'accorto della stessa Città di Crotone, con poco rispetto del Beato servo del signore, servissene del liquore , applicandolo su le ferite d'un suo cane. Non sarebbe il caso di cercare i resti dell'antico convento e ripristinare quel luogo santificato dal beato Pietro? Sarebbe forse un atto riparatorio alla sua memoria. E perché non cercare ancora altre notizie su quest'umile frate della nostra terra?

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