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Tentativi di rinnovamento nelle diocesi del Crotonese dagli inizi del secolo XX all'avvento del fascismo

Nella ricerca storiografica fioriscono, oggi, non pochi lavori di grande rigore scientifico su vasta problematica, sulle più diverse aree territoriali e su ambiti temporali sempre più delineati, specie quelli di particolare transito culturale o di disagio storico.
Pur nella percezione che il comprensorio del Crotonese sia stato nel suo passato e non solo remoto di cui ne conosciamo e, spesso, ne decantiamo i fasti ma anche in quello prossimo, quasi l'evo moderno, uno spazio umano, culturale, ecclesiale di non poca vitalità, ho sempre sofferto quasi una "frustrazione" per l'assenza di ricerche serie e, soprattutto, appassionate, frutto di un amore a questa terra che ha il sapore della nobiltà e della grandezza ma che si rivela condita di una sottile amarezza.
Eccoci offerto, ora, e con serietà, un frammento della nostra storia.
Non intendo forzare il Vangelo se applico all'esigenza ed alla carenza di cui dicevo sopra un'espressione di Gesù: "Colligite fragmenta", "raccogliete le briciole".
Il lavoro di D. Pietro Pontieri è una briciola della nostra storia.
Lo dico non in senso minimizzante ma qualificante. Raccoglie con intelligenza uno spazio di tempo dell'Età moderna, dagli inizi del 1900 all'avvento del Fascismo (28 ottobre 1929) e registra l'impegno sofferto di alcuni Vescovi operanti nell'area del Crotonese (allora Arcidiocesi di S. Severina, Diocesi di Crotone, Diocesi di Cariati) nei loro "tentativi pastorali di rinnovamento" specie nell'evangelizzazione e nell'impegno storico-sociale. Non erano tempi facili. D'altronde, ogni tempo porta delle gestazioni faticose.
La passione per la sua e nostra terra, in Don Pontieri, è viva e sincera. Egli nasconde nella sua natura vivace e, talvolta, polemica una esigenza di autenticità ed il desiderio di far riemergere nel nostro vissuto sociale quanto è sopito e potenzialmente vero e talvolta grande. Ha lavorato servendosi del nostro Archivio Diocesano di Crotone.
Vi sono, nella nostra Chiesa Locale, nei due Archivi di S. Severina e di Crotone, non molte cose come quantità ma certamente delle cartelle preziose che sono miniere inesplorate dentro le quali bisogna scendere per far emergere ricchezze per tutti. Da questo punto di vista il lavoro di D. Pontieri è anche una testimonianza ed uno stimolo. La sua carrellata di ricerca ci porta in un "vissuto" tipico del nostro comprensorio che ripete quasi come in un refrain amaro una duplice contraddittoria tensione: un anelito di rinnovamento espresso da figure illuminate ed un bloccaggio quasi "satanico", derivante da ricorrenti tentazioni meschine, provincialotte.
Vivere alla "grande" non vuole tanto dovizie di strutture quanto "magnanimità" cioè animi di grande respiro: con anelito di libertà e di ricerca.
Nel lavoro che presentiamo c'è uno spaccato della nostra Chiesa dove divisioni, pettegolezzi ci mostrano come e dove il nostro potenziale si spegne, il nostro navigare s'arresta.
E' vero che ci sono situazioni proprie di un tempo e che nell'esame storico bisogna saper guardare con l'occhio della "carità del passato". Il bene e il male, in fondo, hanno sempre vestiti nuovi e diversi. La storia si studia per la vita. essa è scuola di sapienza.
Don Pontieri ci presenta una documentazione seria e si pone, per tutti, alcuni interrogativi. Rivela, tra le righe, un'ansia per l'oggi.
Possa davvero questo lavoro, da una parte incoraggiare altre ricerche, perché "conoscendoci" meglio, abbiamo a "definirci" nei nostri condizionamenti ma, soprattutto, questo di D. Pontieri sia uno dei tanti fraterni sussidi per sbloccarci verso cammini di speranza.

Crotone-S. Severina, 8 luglio 1987

Giuseppe Agostino Arcivescovo

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