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I Portali di Calabria

Prefazione del libro
Don Pietro venne da me con il plico della bozza del suo ultimo lavoro , pensando bene di non inviarmelo per posta elettronica per come preannunciato qualche tempo prima . Non si sarebbe mai perso l'occasione per verificare la mia prima reazione.
La nostra è una amicizia di vecchia data , nata sui monti della Sila Greca quando, entrambi giovani, cercavamo di risolvere, a fatica , i problemi della antica Chiesa Madre di Savelli. Lui parroco e io architetto, di fresca nomina, della Curia di Crotone.
Il testo racconta la storia della nostra gente, incrociando la storia nota degli uomini con la storia che riescono a raccontare i portali in pietra, lavorata da sapienti scalpellini. Un buon lavoro di ricerca e di analisi storica, scritto con la linearità che, da sempre, contraddistingue lo stile di Don Pietro Pontieri.
L'originalità di questo testo è accentuata dal capitolo dedicato alle scuole dei "scalpellini" che hanno operato in tutto il crotonese e l'area silana. Erano, per quei tempi, i tipografi degli umori, della cultura e delle ambizioni della classe dominante del tempo che ha segnato la storia del marchesato.
Lo studio delle porte e dei portali è stata ricondotta ai pochi esempi rimasti di porte di ingresso delle Città ( Umbriatico, S.Severina...) e agli ingressi dei palazzi più rappresentativi , ai maestosi portali delle chiese e di quelle case senza storia da tramandare.
Se Il portale, nei palazzi della borghesia, diventa lo specchio del casato, nell'architettura sacra, diviene uno spazio fisico di estrema importanza in cui avviene il prodigio del passaggio tra il sacro e il profano. Così i segni e le decorazioni acquistano una importanza fondamentale, perchè trasmettono messaggi e insegnamenti precisi, mai nati dalla causalità.
Le articolate architetture barocche, di cui è ricca la nostra realtà, sono state realizzate per stupire e intimorire. La grandiosità e l'imponenza delle strutture usate come messaggio di forza e di potere reale. Dalla lettura del testo si scoprono, però, realtà urbane che abitiamo e ricchezze architettoniche sconosciute. I mille piccoli particolari di un portale, un semplice uscio e gli scorci architettonici che ci sfuggono rappresentano spesso e meglio la memoria storica della comunità laboriosa. Sono il patrimonio che abbiamo sotto gli occhi da sempre e del quale non ci siamo resi conto. Se imparassimo a pretendere, da noi stessi, un attimo di pausa nel nostro quotidiano per osservare i luoghi dove viviamo, coglieremmo le sfumature e i colori delle pietre dei nostri centri storici, che ci sfuggono. E' proprio questo messaggio che l'autore vuole trasmetterci.
Con la lettura de " I portali" ci si induce a guardare dentro l'edificio. Le porte e i portali, nella loro modestia o imponenza, sono il varco temporale che ci proietta in una dimensione irreale e impalpabile ma che ci consente di entrare in sintonia con chi abitava quei luoghi. Un tuffo nel passato che apre la strada a mille interrogativi e perplessità su uno spaccato di vita, ormai superato e oggi a noi incomprensibile.
Ho l'impressione che questo pregevole lavoro di Don Pietro Pontieri sia solo un primo passo che ha voluto intraprendere in un terreno fertile ma , ai più, sconosciuto. Conoscendo la sua passione per la ricerca storica e la grande attenzione che riserva alla sua terra, questo lavoro non può che essere il solo inizio di un percorso ancora lungo, prima della meta.
Mi piace sperarlo ma confesso di esserne sinceramente sicuro.

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