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Confini

“Confini” perché ?
Vivere senza confini è l’aspirazione più profonda di ogni essere umano. Il confine infatti segna un limite,un punto oltre il quale s’invade ciò che non ci appartiene.Oltrepassarlo può costituire una violazione di diritti acquisiti ,da noi o da altri . ” D e iure et de facto” ma sempre in modo legittimo non certo con un sopruso.
“ I confini “- come scriveva Ernesto Ferrero nel presentare la XX FIERA DEL LIBRO-1988-2007- significano proprio questo : una linea mobile da ridefinire continuamente,che non chiude ma apre,che fissa un’identità e la mette in relazione con altre.Così accade in due tipiche città Trieste e Instanbul,ma anche nei confini invisibili che corrono all’interno stesso delle megalopoli,seguendo esclusioni e opposizioni radicali;ma anche nella società, e in ognuno di noi.”.
Presa al plurale la parola diventa ambigua perché se il confine segna un limite,offre anche la certezza del possesso di un bene. Indica inoltre la linea terminale di un fondo rustico,di un comune,la circoscrizione amministrativa di un territorio.
Per confine politico s’intende la linea ideale che delimita il territorio di uno stato e lo divide da quello degli stati limitrofi, ed è indicata sul terreno da particolari segnalazioni ( cippi) o anche da alcuni passaggi custoditi da guardie di frontiera. Il confine non sempre coincide con i confini geografici naturali rappresentati da mari,corsi d’acqua,linee spartiacque,catene di montagne…. Ma quanti confini arbitrari costruisce l’uomo,veri muri di Berlino:tante giovani vite hanno finito per essere stroncate nel tentativo di oltrepassarlo prima del fatidico 1989 ! Vivere senza confini perciò vuol dire vivere illimitatamente,avere la facoltà di muoversi come oggi può fare ogni cittadino europeo nell’ampliato antico continente che sta ritrovando quasi intera la sua configurazione originaria…a patto che se ne abbiano i mezzi.
Passare i confini può significare espatriare,andare via ,emigrare in un altro stato o continente, e in un futuro non tanto remoto forse in un altro pianeta.
In senso figurato e negativo significa: eccedere,non rispettare le regole,andare oltre le norme fissate dal costume,dal comune senso morale.
Ma come non pensare ad una variante di questo ampio spettro semantico,che l’ingegno umano nella sua sottile nequizia ha saputo inventare nel corso dei secoli ?
Una volta era l’esilio inteso come allontanamento volontario o forzato dalla propria patria,per cui mandare qualcuno in esilio o condannare alla pena dell’esilio era diverso dall’esilio volontario,in quanto scelta volontaria di chi non sta bene in un dato luogo. L’esilio,come pena,è nato mnell’età antica e medievale,ma ancora oggi in alcuni stati canaglia si commina ancora la deportazione nelle colonie penali, o ci si rifugia nello stato limitrofo per lo più in campi-profughi in condizioni disumane.Ma ancora oggi quante altre forme di ostracismo permangono,ben lontano a quello praticato in Atene ed in altre città greche,una sorta di bando che veniva inflitto,per cinque o dieci anni a un cittadino che si riteneva pericoloso per lo stato. Non si usa più scrivere il nome del cittadino da bandire nella parte convessa di un coccio di terracotta ( òstraca) durante un’assemblea popolare, ma quante forme di ostracismo esistono ancora! Magari tecnologicamente progredite ma non per questo meno dolorose e ingiuste.
Li mite e confine può essere il pregiudizio inteso come retaggio culturale,morale e religioso da cui ci si libera anzitutto attraverso una lotta interiore,ma anche superando le barriere economiche e sociali. E non basta di per sé la libertà dal bisogno,il soddisfacimento dei bisogni primari,perché l’uomo ha esigenza d’infinito,aspirazioni più grandi dell’angusto orizzonte geografico.’né basta scappare,cambiare luogo,città o paese perché noi portiamo sempre dietro noi stessi:
“Dove vuoi andare ?- Son tante le navi che partono dal porto-nessuna ti porterà lontano da te !.”(Sergio Endrigo ).
Questi “ nuovi racconti silani”,dopo quelli di “ Fiori d’agave” vorrebbero attraverso la metafora del confino e dei confini,stimolare non solo i lettori adulti ma anche i giovani a sapersi misurare con ciò che è diverso,perché come gridava il Profeta:” Perché ricordate sempre le cose passate? Ne sono nate delle nuove…….! “ Resta sempre perenne il filone di valori che attraversa lo spazio ed il tempo,le generazioni di ieri ,di oggi e di domani.
Vi sono dei luoghi e dei paesi dove sembra che il tempo si sia fernato , come sotto una cappa di vetro e c’è chi vorrebbe abbandonarli o buttarli via. Essi sono invece una riserva di umanità,il caveau in cui sono custoditi i valori più preziosi della nostra vita.
L’assurda politica degli ultimi cinquant’anni sia a livello europeo che nazionale ha prilegiato i territori costieri. L’abbandono dell’Altipiano Silano e dei suoi centri abitati,raggiungibili ancora oggi con una viabilità mimasta quasi al tempo dei Borboni,rende di fatto queste popolazioni esuli o al confino,emigranti o confinati. Entra nei panni dei protagonisti di questi nuovi racconti silani e fa rivivere in te la voglia di vivere senza confini.
(Pietro Pontieri)

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