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Il Carmelo di Capocolonna

R. Rolle nel prologo del suo "Incendium amoris" scrive: "Offro questo libro allo studio non dei filosofi, non dei sapienti di questo mondo, non di coloro che sono implicati nelle interminabili questioni di alta teologia, ma ai semplici e agli ignoranti che si sforzano di amare Dio più che di sapere molte cose. Alla conoscenza si giunge non disputando, ma agendo e amando".
L'anonimo autore del prezioso lavoro "La nube della non conoscenza" (The Clowde of Unknowjng) parla di due nubi - la nube è un ricorrente segno biblico (cf. Salmo 96,2) - che si frappongono fra noi e Dio: "la nube dell'ignoranza fra il nostro intelletto e la misteriosa realtà di Dio e la "nube dell'oblio" ossia della totale dimenticanza di ogni realtà creata e perfino di se stessi, se si vuole entrare in comunione adorante e amorosa con Dio.
E rivela (cfr o.c., ed Ancora, Milano 1981, p. 16): "Il contemplativo è come sospeso fra cielo e terra, avvolto in una doppia nube. Sa di non poter conoscere Dio con la ragione ed accetta che lo separi da Lui un impenetrabile velo che solo l'amore può squarciare. E perché la mente sia posta in uno stato di totale silenzio e il cuore sprigioni il proprio anelito, ogni realtà concettuale o effettivamente esistente, umana o divina, come la stessa riflessione su Dio viene ricacciata in una nube di odio".
Tale visione della vita contemplativa mi fa capire alcuni flashes di Don Pietro Pontieri in questo lavoro sul nostro Carmelo di Capocolonna. Mi ha colpito la sua schiettezza di osservatore, di giornalista, quando introduttivamente rivela che "nessuno avrebbe scommesso uno spicciolo su questa esperienza che egli chiama realtà ecclesiale tanto significativa quanto sconosciuta". E debbo confessare che mi ha colpito molto, il riportato "indice di gradimento" relativo all'avvio del Carmelo (1985) che è posto alla fine del lavoro, dove appare che fra il clero diocesano, tra le religiose presenti in diocesi ed i laici non c'è stata, tra gli intervistati, un'accoglienza entusiasta e concreta. Hanno detto, infatti, su 10 preti: 4 di gradire - 4 di non gradire e 2 di essere indifferenti alla presenza del Carmelo e su 14 suore: 9 di gradire - 3 di non gradire e 2 di essere indifferenti; mentre su 20 laici: 10 di gradire - 5 di non gradire e 5 di essere indifferenti.
La "vita contemplativa" - con un certo humor - si potrebbe dire è di "altro mondo", è "ostica" ad essere assunta e difficile ad essere capita.
Ma è proprio qui il suo segreto nel fatto che smonta le nostre pseudo costruzioni, che proietta verso libertà inesplorate.
Don Pietro, non nuovo a questi lavori di rilievo storico che evidenziano persone e realtà della Chiesa nel Crotonese ha come scostato il "velo" per farci entrare nel segreto della vita carmelitana.
Il suo, come egli stesso dice, è un lavoro antologico, in quanto riporta ricerche di altri, pagine del diario del monastero, ed il profilo su una delle figure"madri" della fondazione: Suor M. Gemma della Trinità. Il lavoro è ben contestualizzato nella storia del monachesimo in Calabria in opportune riflessioni sulla vita religiosa ed è soprattutto un documento di valore storico o addirittura cronacistico sull'origine di questa avventura di grazia che è il nostro monastero di Capocolonna.
Nel presentare questo lavoro mentre mi congratulo con l'autore per quanto saputo dire, raccogliere e trasmettere, mi auguro che, attraverso questa conoscenza, il Carmelo possa apparire, specialmente alla nostra Chiesa, come la "città posta sul monte" ed essere segnale, anelito ed approdo per tutti nell'incedere talvolta agitato del nostro cammino umano ed ecclesiale.
Crotone, 13 Maggio 1993

Giuseppe Agostino
Arcivescovo

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