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Albero di Giuda
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L'albero di Giuda

Molte sono le voci che negli scritti dell'autore parlano dell'imbattersi con il disagio dell'esistenza: è il solito incontro che, una volta verificatosi, si tramuta in una coesistenza non pacifica con l'assenza di perchè e di fedi, con la fatica della solitudine, con il senso del ciclico approdo alla morte.
Il mistero della vita e del senso e la caduta dei grandi ideali vengono sanciti e codificati dalla nascita e dall'affermarsi della psicanalisi (che teorizza i meccanismi complessi dell'inconscio e del subconscio, quindi l'incertezza dell'io), dalle scoperte del fisico Albert Einstein (che ha teorizzato la relatività, quindi l'assenza di una visione univoca del reale), dalle affermazioni del filosofo Friedrich Nietzsche (che ha denunciato il vuoto e l'assenza di dei, dietro al sipario delle apparenze e delle illusioni).
Anche la storia conferma il negativo generando un senso d'impotenza contro la morte dei singoli e delle razze. I temi d'assenza, della solitudine e della morte circolano in molti ambiti, impregnando le forme espressive e l'uomo comune, l'uomo di tutti i giorni.
I mezzi di comunicazione ci parlano con scadenza regolare di suicidi anche di giovani, che in apparenza non avrebbero motivi per rifiutare la vita. I contrasti, che si notano in tante situazioni, disorientano chi è già colpito del male di vivere.
Il niente permette ad alcuni di essere felici, ma ad altri il tutti li annienta. Non si prende gusto della vita, la routine assorbe il nostro tempo, perchè mancano rapporti sinceri ed affetti profondi. Pensieri molesti colpiscono con frequenza ossessionante l'uomo, che perde se stesso e cerca rifugio nel nulla, nella morte.
Manca l'amore, il coraggio, l'ostinatezza e la vita è, come scriveva il poeta Eugenio Montale, "una muraglia che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia".
Il desiderio irrealizzabile di un possesso totale ed esclusivo delle cose e degli uomini spinge a considerazioni spietate sulla vita. Molti, presi dall'angoscia e dallo sgomento, incapaci di sopportare condizioni di vita ordinarie, perdono il controllo e si uccidono. E' necessari, perciò, non dimenticare l'uomo e diffondere i principi della sacralità e dell'inviolabilità della vita, affermata con determinazione da Giovanni Paolo II, nell'enciclica Evangelicum vitae: "l'amore che si dona, accoglie e serve", è il punto di partenza di un cammino vero di libertà e sviluppa comportamenti che promuovono la vita.
Occorre rinnovare la società all'interno e recuperare il futuro delle culture, dei principi, della famiglia, di forme di aggregazione sostitutive, perchè aumenti nell'uomo e soprattutto nei giovani il desiderio di migliorarsi personalmente e di migliorare il mondo, vivendo da autentici ribelli per amore, la meravigliosa avventura della vita.

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